Niente

 

 

Guardo fuori di me…niente,

ma è il niente che ho dentro

a farmi più paura.

Niente che riesca a dirottare

i miei pensieri in qualcosa di finito

o indefinito,

come una sensazione,

qualunque essa sia… niente.

Niente da scrivere nella mente

o nel silenzio.

Eppure il mio silenzio, tempo fa,

urlava e gioiva

di immagini e suoni.

Dipingerò il niente,

e da quel niente, qualcosa nascerà.

Ne sono certa.

 

l.d.

 

 

Orgoglio e Pregiudizio

Lizzie: Ho appena accettato di ballare

col signor Darcy?

Charlotte: Credo che lo troverai molto

piacevole.

Lizzie: Bell’inconveniente giacchè mi

sono ripromessa di odiarlo per l’eternità.

 

 

 

 

L’orgoglio è un difetto assai comune. Da

tutto quello che ho letto,

sono convinta che è assai

frequente; che la natura umana vi è

facilmente incline e che sono pochi quelli

che tra noi non provano un certo compiacimento

a proposito di qualche qualità – reale o

immaginaria – che suppongono di possedere.

Vanità e orgoglio sono ben diversi tra loro,

anche se queste due parole vengono spesso

usate nello stesso senso. Una persona può

essere orgogliosa senza essere vana. L’orgoglio

si riferisce soprattutto a quello che pensiamo

di noi stessi; la vanità a ciò che vorremmo

che gli altri pensassero di noi.

               (Jane Austen)

Il Coraggio dell’Amore (R. Tagore)

 

Dammi il supremo coraggio dell’Amore

questa è la mia preghiera,

coraggio di parlare,

di agire, di soffrire,

di lasciare tutte le cose,

o di essere lasciata sola

Temperami con incarichi rischiosi,

onorami con il dolore,

e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza nell’amore,

e dell’amore,

questa è la mia preghiera,

la certezza che appartiene alla vita della morte,

alla vittoria nella sconfitta,

alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,

a quella dignità nel dolore,

che accetta l’offesa,

ma disdegna di ripagarla con l’offesa.

Dammi la forza di amare

sempre

e ad ogni costo

 

Voglio Sognare Ancora un Po’…

Sono qui, in questo pomeriggio di un giorno qualunque.

Guardo fuori dalla finestra, vedo la collina e le nubi addensarsi

sopra di lei.

Meglio così, non sopporterei una giornata di sole oggi.

Mi va di stare rannicchiata nei miei pensieri e immaginarmi

nascosta in quel cielo di ovatta grigia, dove tutto si perde, o dove,

forse, tutto si ritrova.

Tutto si riflette dentro me. Ma mi va bene così.

Guarderò come in uno specchio opaco così che quelle immagini

non mi facciano troppo male.

Devo riuscire a guardare oltre le astrazioni taglienti come lame,

fondere quel loro metallo.

Cercherò di ricavarne dei fiori, fiori lucidi come acciaio,

eterni, che catturino la luce mancante.

Quella luce, che solo ad immaginarla, mi aiuta ad incantarmi

in questo spazio.

Guardo ancora fuori… la collina e le nuvole.

Tra gli squarci di piombo intravedo l’azzurro, quell’azzurro

tanto agognato nei momenti di quiete.

Mi sorprendo a contemplare quei colori, dovrei dipingerci

un quadro… si, ma non ora, ora no,

voglio sognare ancora un attimo.

l.d.