Le case di Kinsale – 1

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E’ un racconto senza nessuna pretesa. Scrittrice, non lo sono. Provo a trasferire le emozioni dei personaggi nelle parole, nelle descrizioni caratteriali. Ambientato in Irlanda, una terra che adoro, e che mi ha sempre affascinata. Scritto molti anni fa, ho pensato di dividerlo in piccoli capitoli e condividerlo.

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Raphael era arrivato a destinazione da qualche ora. Tempo prima aveva pensato che cambiare aria gli avrebbe fatto bene. Aveva scelto come rifugio per sé e i suoi pensieri l’Irlanda: una cittadina a caso. Sapeva quasi per certo che quella splendida terra di smeraldo, da sempre amata, l’avrebbe aiutato a lenire il dolore, a guardarsi dentro finalmente, senza barare con sé stesso o, almeno, se lo augurava. Il mare era un elemento a lui caro e lì, il mare era diverso, forse era più blu, un blu cupo come quello che sentiva nell’anima, ma era quello che voleva in fondo, e l’autunno era alle porte, malinconico compagno. Arrivò in albergo nel tardo pomeriggio, era stanco e stressato per il viaggio, per la vita ed i ricordi che come sempre non gli avevano dato tregua. Continuava a pensare: ” Dimenticare… Voglio dimenticare! Non lei… ma la sua sofferenza… “. L’aveva persa, aveva perso Micol, così all’improvviso. Son quelle situazioni, che quando arrivano, ti lasciano povero di emozioni, ma solo in apparenza. Dentro, scavando… sai che hai l’inferno, e vorresti saltare quel capitolo, ma lui è lì, pronto a tornare come un boomerang lanciato alla perfezione. Dopo cena salì nella sua camera, guardò fuori dalla finestra, scrutò il panorama in lontananza. Era l’imbrunire, e il cielo si era arreso al tramonto, a quei colori talmente vividi e quasi prepotenti che lo lasciarono quasi attonito. Distolse lo sguardo dalla finestra-quadro, quindi sistemò le sue cose. Fece una doccia veloce e, successivamente, crollò sul letto, esausto. La mattina seguente, decise di fare un giro per la piccola e pittoresca cittadina: Kinsale, ma prima sarebbe andato a vedere il vecchio faro. Era molto affascinato dai fari, lo era sempre stato, fin da piccolo. Li disegnava, li fotografava. Era un bravo fotografo, il suo lavoro gli permetteva di immortalare panorami e attimi irripetibili. Era molto apprezzato per i suoi scatti. Affittò una macchina, e cominciò il suo mini viaggio in quel luogo, così diverso e tranquillo. Si diresse verso il mare. Mentre guidava, i suoi pensieri, che negli ultimi tempi lo angosciavano e intristivano, stranamente, diventarono compagni discreti, scorrevano anche se nostalgici, un po’ come quando si è in treno e vedi un bel paesaggio scorrere dal finestrino, senza che la noia abbia il sopravvento. Era una giornata di sole, il cielo era terso  e fuori, la brezza marina, muoveva dolcemente la vegetazione circostante. Parcheggiò, poi cominciò a camminare guardandosi meglio intorno. Il verde lì era davvero pazzesco, l’aria profumava di mare e mentre proseguiva, respirava a pieni polmoni, come a voler immagazzinare quel vento e quei gradevoli profumi per quando sarebbe tornato a casa. Si fermò per un attimo e chiuse gli occhi, poi proseguì, come alleggerito. Amava passeggiare in riva al mare, in qualunque luogo si trovasse, ma lì il mare era diverso, aveva qualcosa in più, come una memoria antica che affiorava dal suo canto impetuoso, quell’infrangersi di onde sugli scogli, come parole di ricordi lontani che, prepotentemente, sottilmente, arrivavano alla sua mente e Raphael, arreso, non poteva che sottostare a quel dolce amaro gioco di quel mare cobalto. Fissò l’orizzonte, e lentamente i ricordi presero corpo.

 “Raphael, dai sediamoci qui… guarda che bella panchina!” Micol aveva il potere di annullare tutto quello che c’era intorno a loro, anche se fossero stati in mezzo al traffico. Tutto spariva quando era con lei, c’erano solo loro due. Quella sorta di magia si ripeté in quel pomeriggio, tanto più che erano in mezzo alla natura, e il tronco di quercia, trovato casualmente in quel sentiero, era davvero comodo. Era l’inizio dell’estate e il sole, generosamente scaldava l’aria, ma non era sfacciato come a luglio. “Sai Raphael… dovremmo venirci più spesso qui”. Poi, pensierosa, fece una lunga pausa come per prepararsi a dire qualcosa di cui non avrebbe voluto parlare. Giocherellando con un pezzetto di ramo  fra le dita disse “Ieri sono stata dal Dr. Cozich, per l’esito delle analisi, i valori sono scesi rispetto all’ultima volta. Mi ha detto che, se anche nelle prossime sarà così, si potrà sperare in meglio”. Raphael cercò di non far trasparire la sua apprensione “Ne ero sicuro, come sono sicuro che al prossimo controllo,saranno quasi nella normalità, ci scommetto la mia Nikon nuova di zecca!” Sorrisero insieme mentre lui cingeva il braccio intorno alla vita di Micol, e lei appoggiò la testa sulla sua spalla.

 (Lorenza de Simone)

 

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~ di cacciatricedisogni su 21 febbraio 2020.

6 Risposte to “Le case di Kinsale – 1”

  1. Bellissima pagina,di un romanzo che si prospetta molto suggestivo,romantico,arricchito da ambientazioni evocative e affascinanti. Micol e Raphael protagonisti di una bella storia d’amore. 🙂 Un abbraccione,carissima amica 🙂 :*

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  2. Davvero un ottimo incipit. Spero di poter leggere il seguito. ❤

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  3. Grazie Stefania, bello vederti qui! Beh… detto da te, può solo farmi piacere!
    Posterò a breve il seguito. Buon tutto, un grande abbraccio ❤

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  4. Come inizio…scorre fluido,senza rallentare l’interesse sulla storia, che immagino sarà parecchio avvincente.
    Prosegui tranquilla,mi sembri decisa,di andare avanti, alla scoperta di questa “avventura”
    Ti abbraccio forte ❤🌹

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