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•16 marzo 2020 • 6 commenti

Ma il cielo è sempre più blu – Rino Gaetano

•15 marzo 2020 • 3 commenti

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Chi vive in baracca, chi suda il salario
Chi ama l’amore e i sogni di gloria
Chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
Chi vuole l’aumento, chi gioca a Sanremo
Chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia, chi va a Porta Pia
Chi trova scontato, chi come ha trovato
Na na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
Ma il cielo è sempre più blu
Chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo
Chi gioca coi fili chi ha fatto l’indiano
Chi fa il contadino, chi spazza i cortili
Chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
Na na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
Il cielo è sempre più blu
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
Chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
Chi legge la mano, chi regna sovrano
Chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
Chi gli manca la casa, chi vive da solo
Chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
Chi vive in Calabria, chi vive d’amore
Chi ha fatto la guerra, chi prende il sessanta
Chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
Na na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
Il cielo è sempre più blu
(Ma il cielo è sempre più blu)
Chi è assicurato, chi è stato multato
Chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
Chi è morto di invidia o di gelosia
Chi ha torto o ragione, chi è Napoleone
Chi grida “al ladro!”, chi ha l’antifurto
Chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
Chi reagisce d’istinto, chi ha perso, chi ha vinto
Chi mangia una volta, chi vuole l’aumento
Chi cambia la barca, felice e contento
Chi come ha trovato, chi tutto sommato
Chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo
Chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
Chi è stato multato, chi odia i terroni
Chi canta Prévert, chi copia Baglioni
Chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
Chi è morto d’invidia o di gelosia
Chi legge la mano, chi vende amuleti
Chi scrive poesie, chi tira le reti
Chi mangia patate, chi beve un bicchiere
Chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
Na na na na na na na na na na
(Ma il cielo è sempre più blu)

Bellissima riflessione della psicologa Francesca Morelli

•14 marzo 2020 • 16 commenti

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Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte e condivido con voi alcune riflessioni.
Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…
In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati né domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.
Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.
Sappiamo ancora cosa farcene?

In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.
Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?

In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
Perchè col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.

 

Francesca Morelli Psicologa – Psicoterapeuta – Terapeuta EMDR 

Solo una mano d’Angelo – Alda Merini

•14 marzo 2020 • 1 commento

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Solo una mano d’angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell’uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell’oggi e dell’ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell’uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

 

(Dipinto di Kinuko Y. Craft)

Le case di Kinsale – 2

•14 marzo 2020 • 2 commenti

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Lui le prese il volto fra le mani e non poté non notare che gli occhi di Micol, in quell’istante, riflettevano il verde della vegetazione. Era di una bellezza delicata. I lunghi capelli le incorniciavano il viso “Non fissarmi così, come se fossi un fantasma…” rise lei. “Scusami… non mi ero reso conto… I tuoi occhi oggi sono così particolari… Stupendi! Inoltre stava pensando che era inconcepibile che non guarisse. Era tutto così assurdo! Si erano promessi di vivere insieme, sperava in un cambio di rotta del destino, si aggrappava disperatamente a questa speranza, perché lei era tutto quello che gli restava, e mai avrebbe rinunciato alla sua presenza nella sua vita. Mai. Senza di lei sarebbe diventato un eremita rabbioso, in collera con il mondo. La voce di Micol lo distolse dai suoi pensieri “A cosa stai pensando così intensamente?” Lo sguardo di Raphael si spostò dalla vallata a lei “Pensavo che la prossima volta che verremo qui, dobbiamo organizzarci meglio, magari portarci qualcosa da mangiare e stare più tempo, ne vale la pena. Sembra che qui il tempo si fermi, e io voglio fermare il tempo quando sto con te. La guardò a lungo e poi le sfiorò i capelli, ne sentì il profumo, poi se la strinse a sé e si baciarono intensamente, dopo si avviarono alla macchina per far ritorno. Lungo il tragitto lei, tra una piccola conversazione e l’altra, a tratti, guardava il paesaggio con espressione serena, quasi sorridente, poi strada facendo, decisero di fermarsi in quel piccolo ristorante che ogni volta attirava la loro attenzione, quello con i tavoli e le sedie color pastello, con le lanterne bianche che ornavano le pareti esterne, insieme a cascate di edera e fiori sulle finestre. Si rivelò una buona scelta: cibo ottimo e spensieratezza fra loro, ripercorrendo la giornata trascorsa insieme. Proseguirono poi per tornare in città e successivamente lui accompagnò Micol a casa, quindi si salutarono. Raphael rimase appoggiato alla sua auto, la seguì con lo sguardo in lontananza finchè lei non entrò e chiuse la porta. Fissò il cielo per un istante, poi salì in macchina e ripartì. Alle 3 lo aspettava un viaggio in aereo e una giornata massacrante di spostamenti per lavoro.

(Lorenza de Simone)

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Combattere!

•9 marzo 2020 • 4 commenti

Parole preziose, da leggere attentamente.

Grazie infinite Dina!

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Emozioni: idee del cuore

Sono già state dette milioni di parole sul Coronavirus. La gente è confusa. Ha paura. Virologhi esperti da una parte e persone, dall’altra, che danno notizie senza averne la qualifica.

Noi operatori sanitari, invece, nel frattempo, saltiamo ferie, riposi , andiamo in altri reparti per far fronte alla varie necessità. Stiamo combattendo in trincea. Sudando sotto quei camici idrorepellenti, le mascherine, le visiere, i doppi guanti.

Nessuno molla! Chi ha figli piccoli a casa. Chi genitori anziani che non riesce ad andare a trovare alla casa di riposo, perché vietato.

Tutti!

Tutti disponibili e pronti ad aiutare. A dare un sorriso, sostegno, risposte ed aiuto. In prima persona perché tutto torni alla normalità.

Aspettando l’esito di un tampone, per condividere poi la gioia o smorzare l’ansia e l’inquitudine .

Vorrei ribadire di andare nei Pronto Soccorsi , solo se indispensabile. Mi raccomando!

Ribadisco.

Non intasate i Pronto Soccorsi. Assolutamente! Chiamate…

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Le case di Kinsale – 1

•21 febbraio 2020 • 6 commenti

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E’ un racconto senza nessuna pretesa. Scrittrice, non lo sono. Provo a trasferire le emozioni dei personaggi nelle parole, nelle descrizioni caratteriali. Ambientato in Irlanda, una terra che adoro, e che mi ha sempre affascinata. Scritto molti anni fa, ho pensato di dividerlo in piccoli capitoli e condividerlo.

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Raphael era arrivato a destinazione da qualche ora. Tempo prima aveva pensato che cambiare aria gli avrebbe fatto bene. Aveva scelto come rifugio per sé e i suoi pensieri l’Irlanda: una cittadina a caso. Sapeva quasi per certo che quella splendida terra di smeraldo, da sempre amata, l’avrebbe aiutato a lenire il dolore, a guardarsi dentro finalmente, senza barare con sé stesso o, almeno, se lo augurava. Il mare era un elemento a lui caro e lì, il mare era diverso, forse era più blu, un blu cupo come quello che sentiva nell’anima, ma era quello che voleva in fondo, e l’autunno era alle porte, malinconico compagno. Arrivò in albergo nel tardo pomeriggio, era stanco e stressato per il viaggio, per la vita ed i ricordi che come sempre non gli avevano dato tregua. Continuava a pensare: ” Dimenticare… Voglio dimenticare! Non lei… ma la sua sofferenza… “. L’aveva persa, aveva perso Micol, così all’improvviso. Son quelle situazioni, che quando arrivano, ti lasciano povero di emozioni, ma solo in apparenza. Dentro, scavando… sai che hai l’inferno, e vorresti saltare quel capitolo, ma lui è lì, pronto a tornare come un boomerang lanciato alla perfezione. Dopo cena salì nella sua camera, guardò fuori dalla finestra, scrutò il panorama in lontananza. Era l’imbrunire, e il cielo si era arreso al tramonto, a quei colori talmente vividi e quasi prepotenti che lo lasciarono quasi attonito. Distolse lo sguardo dalla finestra-quadro, quindi sistemò le sue cose. Fece una doccia veloce e, successivamente, crollò sul letto, esausto. La mattina seguente, decise di fare un giro per la piccola e pittoresca cittadina: Kinsale, ma prima sarebbe andato a vedere il vecchio faro. Era molto affascinato dai fari, lo era sempre stato, fin da piccolo. Li disegnava, li fotografava. Era un bravo fotografo, il suo lavoro gli permetteva di immortalare panorami e attimi irripetibili. Era molto apprezzato per i suoi scatti. Affittò una macchina, e cominciò il suo mini viaggio in quel luogo, così diverso e tranquillo. Si diresse verso il mare. Mentre guidava, i suoi pensieri, che negli ultimi tempi lo angosciavano e intristivano, stranamente, diventarono compagni discreti, scorrevano anche se nostalgici, un po’ come quando si è in treno e vedi un bel paesaggio scorrere dal finestrino, senza che la noia abbia il sopravvento. Era una giornata di sole, il cielo era terso  e fuori, la brezza marina, muoveva dolcemente la vegetazione circostante. Parcheggiò, poi cominciò a camminare guardandosi meglio intorno. Il verde lì era davvero pazzesco, l’aria profumava di mare e mentre proseguiva, respirava a pieni polmoni, come a voler immagazzinare quel vento e quei gradevoli profumi per quando sarebbe tornato a casa. Si fermò per un attimo e chiuse gli occhi, poi proseguì, come alleggerito. Amava passeggiare in riva al mare, in qualunque luogo si trovasse, ma lì il mare era diverso, aveva qualcosa in più, come una memoria antica che affiorava dal suo canto impetuoso, quell’infrangersi di onde sugli scogli, come parole di ricordi lontani che, prepotentemente, sottilmente, arrivavano alla sua mente e Raphael, arreso, non poteva che sottostare a quel dolce amaro gioco di quel mare cobalto. Fissò l’orizzonte, e lentamente i ricordi presero corpo.

 “Raphael, dai sediamoci qui… guarda che bella panchina!” Micol aveva il potere di annullare tutto quello che c’era intorno a loro, anche se fossero stati in mezzo al traffico. Tutto spariva quando era con lei, c’erano solo loro due. Quella sorta di magia si ripeté in quel pomeriggio, tanto più che erano in mezzo alla natura, e il tronco di quercia, trovato casualmente in quel sentiero, era davvero comodo. Era l’inizio dell’estate e il sole, generosamente scaldava l’aria, ma non era sfacciato come a luglio. “Sai Raphael… dovremmo venirci più spesso qui”. Poi, pensierosa, fece una lunga pausa come per prepararsi a dire qualcosa di cui non avrebbe voluto parlare. Giocherellando con un pezzetto di ramo  fra le dita disse “Ieri sono stata dal Dr. Cozich, per l’esito delle analisi, i valori sono scesi rispetto all’ultima volta. Mi ha detto che, se anche nelle prossime sarà così, si potrà sperare in meglio”. Raphael cercò di non far trasparire la sua apprensione “Ne ero sicuro, come sono sicuro che al prossimo controllo,saranno quasi nella normalità, ci scommetto la mia Nikon nuova di zecca!” Sorrisero insieme mentre lui cingeva il braccio intorno alla vita di Micol, e lei appoggiò la testa sulla sua spalla.

 (Lorenza de Simone)

 

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Scelte

•4 febbraio 2020 • 4 commenti

 

 

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Avevo due scelte:

lasciarmi morire o imparare a vivere.

Così presi un ago, mi ricucii l’anima

e decisi che dopotutto ce l’avrei fatta.

 

 

 

Decidere

•29 gennaio 2020 • 2 commenti

ricordi

 

A volte, stanchi dell’incertezza, si comincia a decidere davvero, e i grovigli della vita si dipanano a poco a poco.

 

(Lorenza de Simone)

 

Sinfonia di polvere

•28 gennaio 2020 • 2 commenti

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Immagine impalpabile

il tuo sguardo.

Come sinfonia di polvere

nell’aria

attraversa me…

Eppure così avvertito

che sfiora deciso i miei occhi

fino ad addentrarsi

alle porte

della mia mente celata,

del mio soffio vitale.

 

                                                     (Lorenza de Simone)