Campi Di Grano

Le distese di grano stanno imbiondendo e i ricordi di bambina, come fiori di campo si affacciano alla mente… le spighe mature custodivano i papaveri e i fiordalisi che punteggiavano il giallo dorato. All’imbrunire, con i miei compagni di giochi… ecco le lucciole in lontananza… una moltitudine di piccoli puntini luminosi che pulsavano ad intermittenza, ci ricordavano che era il momento di fare ritorno a casa.  A malincuore ci incamminavamo sui sentieri che costeggiavano i campi. Il giorno stava per finire, ma il mattino dopo, altre magiche sorprese ci attendevano e noi, inconsapevolmente, non sapevamo quanto cari sarebbero diventati gli istanti vissuti, di colori e meraviglia.

(Lorenza de Simone)

Le case di Kinsale – 3

Per un po’ il lavoro lo aiuto’, in piccola parte, a dimenticare l’immensa tragedia che lo aveva investito; vedere la sua donna consumarsi come una candela, non era pronto nonostante cercasse di farsi forza, soprattutto per aiutare Micol a vivere gli ultimi periodi nel miglior possibile. Mentre viaggiava per tornare a casa, sentiva un macigno in mezzo al petto. Aveva fra le mani un libro, leggeva senza capire, senza attenzione, distratto da molti pensieri… non era possibile per lui leggere, non in quello stato, richiuse il libro e automaticamente guardò fuori dal finestrino dell’aereo. I suoi pensieri erano come quelle nuvole di ovatta, ma più grigie. La mattina dopo aveva appuntamento col medico che aveva in cura Micol. – Prego, il dottor Cozich la sta aspettando. – La segretaria lo esortò ad entrare nello studio. – Buongiorno dottore – una stretta di mano ed arrivarono subito al punto, come voleva Raphael, si sedette senza dire nulla, il dottore cominciò a spiegare la delicata situazione di Micol e, senza dargli false speranze, gli disse che non avrebbe superato l’estate. Era preparato al peggio, ma quando non c’è nessun appello, nessun appiglio, nessuna speranza… niente di tutto questo, hai solo voglia di urlare tutto il tuo dolore, il disappunto, ti prende la voglia di scappare, anche se non sai bene dove, si pensa che è solo un brutto sogno, e Raphael lo pensava, lo sperava con tutto sé stesso. Ringraziò il dottore e quasi come un automa aprì la porta, salutò la segretaria e uscì da quello studio. Si ritrovò per strada camminando verso la sua auto. Entrò e come ipnotizzato si diresse a casa. Si era preso il pomeriggio libero. Aprì la porta di casa, buttò le chiavi sul tavolino e si sedette sul divano. Tutto gli sembrava diverso, ostile, come appannato da una nebbia grigia. Come era potuto succedere… non era giusto! Ancora due mesi, forse tre da vivere con lei. gli scoppiava la testa. Eppure a vederla… sembrava stesse bene, a parte un leggero dimagrimento. Decise che avrebbe proposto a Micol di passare un week end a Firenze, la città che lei amava per via dell’arte e della magia che lei diceva di percepire attraverso le sue vie, l’atmosfera. Lei, nonostante tutto, anche se a tratti si poteva percepire sul suo volto una profonda tristezza, parlava sempre con ottimismo, aveva voglia di lottare. Rispose al telefono – Ma è stupendo! Per il prossimo week end?… Sì, va bene… Raphael… tesoro… grazie! – Partirono il venerdì mattina. Durante il viaggio in aereo lei stette quasi sempre con la testa appoggiata alla spalla di Raphael, quasi a voler fermare quegli attimi per assaporare meglio il tempo che avrebbero trascorso insieme in quella meravigliosa città. Atterrati a Firenze, presero direttamente un taxi che li portò al centro storico. Pranzarono in una di quelle trattorie caratteristiche. terminato di pranzare, fecero a piedi il tratto di strada per andare in albergo visto che non distava molto. Micol guardava quasi distratta le vetrine, in realtà, era stanca e il suo pallore si fece più accentuato. Salirono in camera e riposarono. Per la cena chiesero il servizio in camera, successivamente guardarono insieme dalla finestra la gente che passeggiava o che frettolosamente tornava a casa. Sullo sfondo le strade, i vicoli, i palazzi densi di storia, poi lei si sdraiò sul letto e mentre parlavano per piccoli secondi si appisolava, Raphael fece silenzio poi con la coperta la coprì delicatamente e lei si addormentò. La guardò mentre lentamente scivolava nel sonno profondo, voleva guardarla mentre dormiva, la guardava come si osserva un’opera d’arte, assolutamente estasiato e ammirato per quella sua bellezza particolare e per quello che lei aveva sempre rappresentato per lui. Si era imposto di non pensare a nulla, voleva solo immagazzinare la sua immagine come fosse eterna, ferma in quell’attimo, il suo viso dolce e sereno, voleva stamparla nitida nella mente come uno dei suoi scatti migliori. La mattina seguente, si ritrovò ancora abbracciato a lei, per diversi minuti la guardò intensamente e nello stesso tempo cominciò a pensare che con Micol avrebbero improvvisato le varie tappe per visitare Firenze. Come sarebbe stato struggente per lui pensare a quei giorni, ma non ci voleva pensare, ora contava Micol, più di ogni altra cosa al mondo.

 

(Lorenza de Simone)

– Continua –

 

Le case di Kinsale – 1

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E’ un racconto senza nessuna pretesa. Scrittrice, non lo sono. Provo a trasferire le emozioni dei personaggi nelle parole, nelle descrizioni caratteriali. Ambientato in Irlanda, una terra che adoro, e che mi ha sempre affascinata. Scritto molti anni fa, ho pensato di dividerlo in piccoli capitoli e condividerlo.

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Raphael era arrivato a destinazione da qualche ora. Tempo prima aveva pensato che cambiare aria gli avrebbe fatto bene. Aveva scelto come rifugio per sé e i suoi pensieri l’Irlanda: una cittadina a caso. Sapeva quasi per certo che quella splendida terra di smeraldo, da sempre amata, l’avrebbe aiutato a lenire il dolore, a guardarsi dentro finalmente, senza barare con sé stesso o, almeno, se lo augurava. Il mare era un elemento a lui caro e lì, il mare era diverso, forse era più blu, un blu cupo come quello che sentiva nell’anima, ma era quello che voleva in fondo, e l’autunno era alle porte, malinconico compagno. Arrivò in albergo nel tardo pomeriggio, era stanco e stressato per il viaggio, per la vita ed i ricordi che come sempre non gli avevano dato tregua. Continuava a pensare: ” Dimenticare… Voglio dimenticare! Non lei… ma la sua sofferenza… “. L’aveva persa, aveva perso Micol, così all’improvviso. Son quelle situazioni, che quando arrivano, ti lasciano povero di emozioni, ma solo in apparenza. Dentro, scavando… sai che hai l’inferno, e vorresti saltare quel capitolo, ma lui è lì, pronto a tornare come un boomerang lanciato alla perfezione. Dopo cena salì nella sua camera, guardò fuori dalla finestra, scrutò il panorama in lontananza. Era l’imbrunire, e il cielo si era arreso al tramonto, a quei colori talmente vividi e quasi prepotenti che lo lasciarono quasi attonito. Distolse lo sguardo dalla finestra-quadro, quindi sistemò le sue cose. Fece una doccia veloce e, successivamente, crollò sul letto, esausto. La mattina seguente, decise di fare un giro per la piccola e pittoresca cittadina: Kinsale, ma prima sarebbe andato a vedere il vecchio faro. Era molto affascinato dai fari, lo era sempre stato, fin da piccolo. Li disegnava, li fotografava. Era un bravo fotografo, il suo lavoro gli permetteva di immortalare panorami e attimi irripetibili. Era molto apprezzato per i suoi scatti. Affittò una macchina, e cominciò il suo mini viaggio in quel luogo, così diverso e tranquillo. Si diresse verso il mare. Mentre guidava, i suoi pensieri, che negli ultimi tempi lo angosciavano e intristivano, stranamente, diventarono compagni discreti, scorrevano anche se nostalgici, un po’ come quando si è in treno e vedi un bel paesaggio scorrere dal finestrino, senza che la noia abbia il sopravvento. Era una giornata di sole, il cielo era terso  e fuori, la brezza marina, muoveva dolcemente la vegetazione circostante. Parcheggiò, poi cominciò a camminare guardandosi meglio intorno. Il verde lì era davvero pazzesco, l’aria profumava di mare e mentre proseguiva, respirava a pieni polmoni, come a voler immagazzinare quel vento e quei gradevoli profumi per quando sarebbe tornato a casa. Si fermò per un attimo e chiuse gli occhi, poi proseguì, come alleggerito. Amava passeggiare in riva al mare, in qualunque luogo si trovasse, ma lì il mare era diverso, aveva qualcosa in più, come una memoria antica che affiorava dal suo canto impetuoso, quell’infrangersi di onde sugli scogli, come parole di ricordi lontani che, prepotentemente, sottilmente, arrivavano alla sua mente e Raphael, arreso, non poteva che sottostare a quel dolce amaro gioco di quel mare cobalto. Fissò l’orizzonte, e lentamente i ricordi presero corpo.

 “Raphael, dai sediamoci qui… guarda che bella panchina!” Micol aveva il potere di annullare tutto quello che c’era intorno a loro, anche se fossero stati in mezzo al traffico. Tutto spariva quando era con lei, c’erano solo loro due. Quella sorta di magia si ripeté in quel pomeriggio, tanto più che erano in mezzo alla natura, e il tronco di quercia, trovato casualmente in quel sentiero, era davvero comodo. Era l’inizio dell’estate e il sole, generosamente scaldava l’aria, ma non era sfacciato come a luglio. “Sai Raphael… dovremmo venirci più spesso qui”. Poi, pensierosa, fece una lunga pausa come per prepararsi a dire qualcosa di cui non avrebbe voluto parlare. Giocherellando con un pezzetto di ramo  fra le dita disse “Ieri sono stata dal Dr. Cozich, per l’esito delle analisi, i valori sono scesi rispetto all’ultima volta. Mi ha detto che, se anche nelle prossime sarà così, si potrà sperare in meglio”. Raphael cercò di non far trasparire la sua apprensione “Ne ero sicuro, come sono sicuro che al prossimo controllo,saranno quasi nella normalità, ci scommetto la mia Nikon nuova di zecca!” Sorrisero insieme mentre lui cingeva il braccio intorno alla vita di Micol, e lei appoggiò la testa sulla sua spalla.

 (Lorenza de Simone)

 

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Di Natale e di ricordi

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Credo che il Natale sia il punto debole dell’umanità, il periodo più felice e malinconico dell’anno, il momento in cui il passato entra prepotente nella vita e si accomoda tra te e l’albero di Natale e in quel mare di lucette intermittenti si diverte ad accendere e spegnere mancanze e ricordi, vuoti e assenze. Non importa quanto tu sia diventato forte e indifferente, lui riesce sempre a trovare il punto debole nella corazza che ti sei costruito e lì… colpisce, riaprendo antiche ferite che ogni anno ricominciano a bruciare.

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Non so chi abbia scritto queste parole, ma è esattamente il mio stato d’animo in questo periodo di “feste”. Il mio Natale, è nei ricordi di quando ero bambina e c’eravamo tutti, nessuno mancava all’appello. Il mio Natale è quello di quando sentivo nel mio grembo mia figlia, il più bel regalo che avessi mai ricevuto in tutta la mia vita. Il mio Natale è ogni volta… tutte le volte che mi sorprendo a constatare che la semplicità, la sincerità dei cuori, esiste ancora… questo è il mio Natale, quello senza ipocrisie né sorrisi e auguri di circostanza, a me basta vedere la luce degli occhi che ti guardano a fondo e gli abbracci davvero sentiti, è questo il mio Natale, l’unico vero Natale in cui credo.

Nina

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Dipinto di Max Gasparini

 

Nina è sempre stata una donna senza età. A lei non importava averne una.

“Il tempo…” diceva “… è solo ciò che ci separa da quello che conta veramente.

C’è una dimensione dove il tempo non è contemplato. Tutto esiste nella sua

Essenza più pura… solo una cosa può alimentare tutto questo: l’accoglienza

Dell’amore incondizionato”.

 

(Lorenza de Simone)

 

 

Piccolo sole

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… E da lì… Tu sai di noi, dei nostri pensieri. Sai che sei sempre presente nei nostri cuori. Ogni pensiero a Te rivolto, vola verso quel cielo immenso, come una foglia dorata che si lascia trasportare dal vento. Ti immagino serena, leggera da affanni, bella… ancor più bella di come eri qui, seduta vicino ad una finestra che lascia intravedere un paesaggio verdeggiante, con erba smeraldo ed alberi maestosi al tramonto, tramonto che dove ora sei, sprigiona colori e luce che occhi umani non sono in grado di sostenere. Sì, dev’essere così. Ti sento vicina nel cuore e nell’anima, un giorno Ti rivedrò piccolo sole… e la nostalgia di Te sarà solo passato che non tornerà più.

 

zia Lorenza

Un Diamante il Tuo Ricordo

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Ciao Miki adorata,

è da tanto che non ti scrivo – intendo… fermare le parole su qualcosa di fisico – in questa dimensione così materiale e, spesso, spessissimo, al limite della superficialità.

Ho bisogno di scriverti, anche se so perfettamente che dove sei ora, sai tutto dei miei stati d’animo. La mattina mi soffermo spesso a guardare il bosco difronte e spazio con lo sguardo in lontananza. A volte passeggio nel bosco, uno dei luoghi a me molto cari, specie in autunno. Raccolgo foglie le più colorate e belle, trovo piccoli sassi che chissà..qualche volta mi fai pervenire Tu… a forma di cuore. Ti scrivo e mentre ora la radio va… non è possibile… questa volta mi saluti con i Coldplay: Paradise… sai che mi piacciono… un doppio regalo, un tuo segnale, perchè dove potresti essere se non in quel Luogo così incredibile e meraviglioso? E’ una canzone che oltre a piacermi mi rasserena il cuore. Tu sai di me, sai di tutti quelli che ti amano e dimostri la Tua presenza anche così, che meraviglia che sei Miki! Sto ancora pensando a Dolores O’Riordan, ora é Lì anche Lei immagino. Quando se ne va una persona giovane, si fa fatica a credere che sia successo proprio a lei. Si fa fatica a immaginare il dolore e il vuoto che lasciano ai familiari. Non so perché, ma credimi, la radio continua a trasmettere canzoni di artisti scomparsi prematuramente, poco fa Dolores, ora Kurt Cobain dei Nirvana. Sembra quasi che sappia di cosa io stia scrivendo, molti direbbero “coincidenze, solo coincidenze” non credo più alle coincidenze, specie se ne arrivano una dietro l’altra. Ormai sono anni che mi capitano. Spesso mi vieni in mente com’eri qui, nei momenti più gioiosi, solare come sempre, fin da piccola. Chissà se questa me l’hai perdonata… ahah… Tra te e me c’era la differenza di 13 anni. Ricordo che eri vivace e amavi farmi tanti dispetti, forse perché ero la più giovane delle zie. Però, sinceramente alle volte esageravi, e io non ci vedevo più! Ricordo che avevi circa 4 anni, era un sabato pomeriggio e stavo pulendo la camera da letto dei tuoi nonni. Avevo appena lavato il pavimento, poco dopo entrasti, nonostante fosse ancora bagnato… grrrrr! Sgridata d’ordinanza… rilavato il pavimento. Ci ripassi sopra altre due volte, ridacchiando… alché pensai ad una vendetta forse anche crudele.. ma per me, che ero poco più che bambina, mi sembrava davvero meritata. Così.. mi balenò questa “idea”: la nonna Liliana aveva nel suo armadio un collo di volpe, di quelli che andavano negli anni ’60, lei non lo metteva mai, ci giocavamo io e la zia Loredana. Quando succedeva e c’eri anche Tu, scappavi terrorizzata, forse perché ti sembrava una sorta di lupo vero. Feci asciugare il pavimento per l’ennesima volta, misi tutto a posto, poi dato che, come tutti i bimbi eri curiosa, ti dissi: “Sai Miki… nell’armadio c’è una cosa molto bella, ma non so se posso fartela vedere…” Tu insistetti che volevi vederla, così aprii l’armadio della nonna e ti ci infilai dentro, con il collo di volpe in bella vista.. e chiusi anche l’anta! Bastarono pochi secondi di terrore… aprii subito, però da quella volta non mi hai fatto più quel dispetto, altri magari sì… ma quello… no :)))

Miki… oh Miki… io so che stai bene, però mi manca la tua presenza fisica, mi mancano le tue risate, il modo di raccontare le cose, le situazioni, che facevano scompisciare chi ti ascoltava. I vocaboli che inventavi e che rendevano bene l’idea del significato anche a chi non ne sapeva nulla… Ora però ti faccio ridere io… Il nipotino che qui non sei riuscita a vedere, Diego, ha preso da Te, ma al quadrato. Non sta fermo un attimo, ha 3 anni e già da un anno abbondante smanetta che è un piacere con i cellulari che gli capitano a tiro, di Manuela, Tony, di Tua mamma… scrive su Whatsapp, registra a voce, ma non a caso e alla persona interessata. Telefona, ma va sulla rubrica dei numeri, senza le immagini, non so come faccia a chiamare la persona che vuole lui, dal numero. Manuela mi ha detto che tempo fa ha chiamato, col numero d’emergenza, i carabinieri… poi quando ha sentito una voce da uomo estraneo, ha mollato il cellulare a Manuela.. che si è dovuta scusare non poco… fortunatamente hanno capito… e non se la sono presa più di tanto… ahahah… Ambra dice sempre che è il suo stalker, la chiama ogni giorno. Che dire poi della Tua Greta, hai visto che signorina sta diventando? E’ bellissima, vivace ma sensibile,  assomiglia molto a Te…

Miki, ti sento sempre vicina e questo mi conforta, continua a starci accanto, dacci quella solarità che qui in certi momenti non c’è, ti prego, non farci mai mancare il tuo prezioso abbraccio, in qualunque forma e modo Tu voglia farcene dono, ti voglio un bene immenso.

Zia Lorenza

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